di Mario Cardinali
Eh, come gliele canta il Papa, a Trump! Pace, pace, pace, in ogni pubblica occasione gli grida e gli ripete basta guerre assassine, basta ambiziosi furori a negar la vita, e anche gli altri potenti della Terra in armi non li chiama direttamente assassini ma lo fa ben capire, che assassini sono.
E i fedeli dai, a spellarsi le mani d’applausi, e dai i cuori a ricolmarsi di respiri, a quelle incalzanti esortazioni pacifiste di cotanta autorità sacrale!
Ma come il vento increspa e agita e sommove l’onde che poi ritornan quiete, così le parole pur dal soglio di San Pietro restano parole e le guerre ripiglian l’assassino aìre del loro esser distruzione e morte, come e più di prima. E come e più di prima i fabbricanti d’armi impinguano i forzieri e i morti di guerra gli fanno tappeti di ricchezze immense a calpestare il senso della vita.
La vita altrui, di chi deve obbedire ai comandi di morte sua e dell’esistenza intorno, di coloro ai quali si racconta che senza la difesa son gli altri a ucciderti per primi, e ti fanno anche metter sull’attenti davanti allo sventolar di bandiere e al rombar di motori potenti in terra e in cielo, a instillarti nel cuore e nel cervello l’orgoglio d’essere anche te assassino.
E non sarà certo un bischeraccio come te, fantozzianamente detto, a poter alzare il capo davanti al sommo rappresentante di Cristo sulla terra, a esprimergli un dubbio che ti preme dentro.
Il dubbio che nel sempiterno teatro della vita si continui a replicare anc’oggi, a Papa sdegnato e traboccante d’invettive per l’eterno spettacolo di vite straziate di cui fa parte anch’egli, l’antica commedia delle parti: tu uccidi in nome e in armi dei tuoi eserciti, io ti supplico di fermarti in nome della vita sacra, gli eserciti e le armi continuano ad esser sacrosantamente vivi per far restare viva anche la vita.
Quella che intendono loro, come vita. Ricchezza e potenza, l’ossequio dei sottoposti per ordine o per fede, lo sdegno infine per le regole infrante da chi travalica la civiltà di leggi e di convenienze, d’usi e di benedizioni. Comprese quelle impartite a truppe ed armi dai cappellani militari, rappresentanti anch’essi del Papa della pace.




