di Mario Cardinali
Una parolona, la giustizia. Che se te intendi i processi con tutti i loro interminabili anda e rianda e gli angoscianti tempi biblici, allora parli dell’apparato giudiziario, riti e codici compresi.
Ma giustizia vuol dire anche giustizia sociale, tutto l’apparato cioè dei principi fondamentali della Costituzione, i diritti che essa emana, sollecita e promuove. O dovrebbe promuovere, oltre i semplici intenti.
E si tratta di diritti come quello al lavoro, l’uguaglianza davanti alla legge “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e quant’altro insomma definisce I parametri d’una società civile, la sua giustizia sociale. Che precede e inquadra la giustizia dei codici e dei processi, che ne guida il senso e l’applicazione. Che definisce cos’è teoria e pratica della civiltà.
E te oggi piglia uno fra gli oltre cinque milioni di cosiddetti “poveri assoluti”, quelli dei quali s’usa dire che non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena e spesso vanno a letto digiuni addirittura; o prendi uno dei milioni di disoccupati, i famosi ”inoperosi” licenziati magari all’improvviso, una sbrigativa email all’uso americano, il lavoratore merce come un’altra, un insignificante numero fra i tanti e se non servi più sei fuori dal mercato, vero contesto sociale del capitalismo sfrenato e del suo consumismo pratica e dottrina, chi c’è c’è e chi non c’è s’arrangi; o anche piglia uno dell’infinito popolo dei senza casa, magari sfrattato perché se dà da mangiare alla famiglia non ce la fa a pagare l’affitto e le bollette; o prendi infine qualcuno dell’infinita schiera d’utenti del servizio sanitario nazionale in attesa da mesi ed anni d’esser visitati in pubblici ospedali (…)
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