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L’ORGOGLIO E LA FAME

 

di Mario Cardinali

E dall’ultimo ciarpame ideologico di questa destra postfascista (o neofascista, o tardofascista o filofascista o come altrimenti vogliamo chiamarla ma sempre fascismo è, quell’antica italica tendenza a invocar padroni d’ordine civile, militare e financo religioso, a completar la triade della disciplina di fascistico regime), da tutto quest’ultimo accalcarsi di nuovi appetiti di comando ecco spuntare – ultima perla meloniana – l’orgoglio italiano. “Bentornato”, lo saluta la capa del governo, ad esso eccitando i finora umiliati patrioti.
Chissà di quale orgoglio parla, la ex ducetta della Garbatella, ora duciona dell’Italia intera, di quella almeno che l’ha votata a sufficienza.
Un orgoglio alla Vannacci, virile condottiero del peggior sociomilitarismo da caserma, o magari l’orgoglio d’un La Russa fiero delle sue nostalgie d’un fascismo antico, quel La Russa ora elevato addirittura a seconda carica dello Stato? O l’orgogliosa affermazione di se stesso d’un Lollobrigida ministro dell’agricoltura, quello che ferma i treni aspettando di fermare anche la sostituzione etnica?
O perché no, il giambruniano orgoglio d’esser italico maschio con le palle in mano, ad affermarsi come tipico vir di sicura garanzia latina, catullianamente inteso? O l’orgoglio d’un Sangiuliano ministro della cultura, tanto colto da subito affermarsi inarrivabile caricatura di se stesso? E che dire del ministro dei trasporti, l’inossidabile Salvini col mojito professionalmente in mano, lui della Lega ma orgoglioso anch’egli non solo di vedere sparire sempre più migranti sopra o sott’acqua non importa, ma d’aver anche radunato a Firenze la peggio schiuma del fascioleghismo internazionale? E la Santanchè, orgogliosamente anche lei ministra d’un turismo che manda a puttane perfino un Botticelli?
E via e via, in questa galleria di glorificati e glorificanti orgogli nazionali, fino magari a un Donzelli inarrestabile mitraglia di cazzate (…)

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