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La fecondazione in vitro

(che vorrebbe dire nel vetro ma i dottori parlano latino)

Quando la donna è nel periodo che fa l’ova, se ne piglia uno e si stiocca dentro la provetta. A quel punto il pipatore artificiale ci ficca l’uccello e invìa a pipare direttamente lì. È la fase più delicata, perché a volte il vetro della provetta risulta un po’ diaccino e il pipi reagisce poco. E’ per questo che in qualche clinica più attrezzata la provetta viene truccata come una topa vera, col reggicalze e le mutandine di pizzo tutto traforato, e qualcuno la scalda anche un po’ sul fuoco, però non tanto sennò poi ti fa venire le galle sull’uccello.
Finita la pipata, lo spermatozoo maschile incontra l’ovo femminile e ci principia a chiacchierare del più e del meno. Poi, fatta conoscenza, a un certo punto lo spermatozoo fa, tutto indifferente: “Uh, guarda lassù!”, e se l’ovo abbocca gli salta addosso a glielo butta in culo.
A quel punto l’ovo pregno viene ristioccato nell’utero della donna, dove ci crescerà come se fosse rimasta incinta durante una pipata regolare, cosa che invece non ha potuto fare perché è sterile, vale a dire può pipare quanto le pare ma gravida non ci resta. Il che ai più potrebbe sembrare anche una gran fortuna, stante il risparmio di pillole antifecondative, preservativi e coccoloni vari, invece è una tragedia per chi vuole figli a tutti i costi, e difatti chi può ci spende fior di milioni, mentre chi non può i figlioli li compra già fatti dal Terzomondo dove lì li danno a poco.
Notabene – Di regola il pipatore artificiale è lo stesso marito della donna sterile; ma se lo sterile è lui, vale a dire non gli si rizza o cià le palle vote, allora il pipatore è un altro. Questo spiega il perché anche ai bimbi nati in provetta si sente dire a volte figlio di puttana.

Mario Cardinali

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