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Con rispetto parlando

Chiacchierata tutta ammodino su alcune parolacce dell’idioma livornese. Che per parolacce non le tiene, ma per espressioni vivaddio sincere ed anche familiari d’un irriverente spiritaccio popolare poco incline agl’infingimenti quantunque letterari.

Un buo per tutti

E siccome si diceva  dell’infilarsi del dé in tutti i buchi, che poi a Livorno sono i bui, eccoci allora a parlar proprio del buo. Il quale, inteso quasi sempre come buco del culo, si unisce spesso ad altre parole (anche in fusione di grafia: buoderculo) in grande varietà d’usi e di significati, qui sotto riportati in un vasto elenco, non certo esaustivo ma di bui c’è comunque pieno. 

  Buodiùlo (buo di ’ulo, budiùlo): epiteto largamente usato sia per indicare donna che si concede facilmente, sia per definire un uomo che si comporti in modo poco commendevole. Può anche avere una valenza solo apparentemente offensiva e invece affettuosamente familiare: Vieni, budiùlo! A casa tutti bene? 

  Buolèvere (buo lèvere): di etimo incerto (forse da uno strumento d’uso portuale), può sia indicare sia una variante scherzosamente più leggera di buodiùlo, sia avere un più greve riferimento a  donna di trivio, come nell’uso pisano (col sinonimo buo d’orso, sempre sotto la Torre). 

  Buolùngo/buosécco: persona alta e magra (O quer buosécco di Fassino, che fine ha fatto?).

  Buorótto: trattasi ovviamente di buco concernente l’uso sessuale, talché un buorotto non potrebbe mai essere una verginella (e neppure un verginello). Usatissimo a Livorno è ‘r buorotto di tu’ ma’! epico grido che nella variante ‘r budello di tu’ ma’! trova chiasmatica conferma in tu’ ma’ budello! Con buorotto  si indica anche persona di fortuna esagerata, detta pure buosfàtto, a guisa di colui che pur ricco come un creso riesce a non pagare quasi alcunché di tasse. 

 Buosdegnóso  è la persona altezzosa che assume aria sdegnata, espressione di sufficienza o lo schifato atteggiamento di chi non si giova di qualcosa (un po’ talora come la Gelmini, a farle domande un poco acculturate).

  Buosfondàto: chi mangia smodatamente, come pure chi abusa della sua capacità anale in usi sessuali.

  Buo sfruonàto (sfronato): come buorotto, con evidenza però dello sfronare, frugare cioè in un pertugio con un bastone o corpo rigido similare ad uso stasatorio.

  Buostrìnto: persona tirchia; esse’ di buo strinto (esse’ stretto di buo): non distinguersi per generosità. Buistrinti proverbiali sono i lucchesi, mentre fra le lucchesi ce n’è anche di postura assai più rilassata. 

  Largo di buo: persona generosa. Cosa?! ‘R ventipercento d’interesse?! Saòsa, se’ largo di buo! La donna larga di buo può essere generosa anche sessualmente, come qualche malalingua è arrivata a pensare persino di qualche formosa rappresentante di Forza Italia.

 Buostrappàto: epiteto anche spregioso ad indicare persona della quale ci si augura un buco ridotto proprio male, e con sofferenza.

  Buostecchìto: persona magra, segaligna, di aspetto cadaverico, o anche donna di scarsi fremiti sessuali, diaccia stecchita.

  Buonéro (buco nero): epiteto di cordiale familiarità, anche in formule di saluto: Vieni, buonero! A te buonero! Popò di buonero, dé! 

  Buosùdicio: persona di scarsa pulizia, anche morale. L’epiteto tuttavia può anche avere toni familiarmente affettuosi, alla pari di buonero.

  Buolènte: persona facile al pianto; esse’ di buo lènte: commuoversi facilmente, o anche essere di vescica anche troppo attiva.   

  Buovàdro: persona col culo quadrato, in senso di ironica o spregiativa irregolarità.

  A bùo a bùo: a buco a buco, appena in tempo, di stretta misura. Amelia, corri, ce l’ho ritto!… Dé, a buo a buo! 

  A buoaggallìna (a buo a gallina, a buaggallina), a buorìtto, a buopunzóni: a buco ritto, col sedere per aria, col culo esposto, come la gallina che s’offre al gallo o come le mogli stanche quando propongono una veloce trombatina di schiena per non ammattire a girarsi nel letto. È anche la posizione atta a prenderlo nel culo metaforicamente: tutti a buoritto, via, c’è ‘na tassa nova! 

  A buostòrto: a buco storto, di cattivo umore, controvoglia. Arzassi a buostòrto è la più comune delle situazioni umane fra quanti al mattino devono lasciare il letto per andare a lavorare. 

  Avé’ buo: essere fortunato, incappare nell’occasione giusta, trovare le conoscenze adatte. 

  Avé’ più bui ‘he cavicchi (lett.: avere più buchi in terra che cavicchi da ficcarci): avere più del necessario, avere molte amicizie, conoscenze, o anche avere più danni che rimedi ad essi. 

  Che buo!, che popò di buo!: che fortuna! 

  Esse’ tutto un buo (con quarcuno): essere in stretta confidenza con qualcuno, amarsi, avere gli stessi interessi: Berlusconi e Renzi? Tutto un buo! 

  Fa’ tutto un buo: mettere tutto in comune. 

  Fòri der mi’ buo è fallo: tutto ciò che non mi riguarda non m’interessa. 

  Forza, buo!: dai, coraggio! (in senso ironico), con le varianti forza buo, passa la banda! e forza buo, passa le cèe!

 

di Mario Cardinali

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