di Mario Cardinali
L’antefatto
Il referendum popolare promosso dalla destra per una fantomatica riforma della giustizia, rivelatasi poi un anticostituzionale proposito di sottoporre i giudici al controllo disciplinare e politico del governo con la separazione delle carriere fra magistrati dell’accusa e magistrati giudicanti, si è concluso il 23 marzo con la netta vittoria del no, festeggiato anche da un corale “Bella ciao” cantato dai giudici napoletani.
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O allora?! A me a sentì i giudici cantà Bellaciào tutti ‘n festa ci son rimasto a boccaperta!
O che festa fanno?! Sì, ho capito, Bellaciao è la canzone della Resistenza contro tutti i fascismi, e a Napoli l’hanno cantata per la resistenza der no contro ‘r cambiamento antidemogràtio della Costituzione per mèttenni a’ giudici la musarola der Governo.
Ma la giustizia cosa ci ‘ombina?
Perché dé, se per giustizia s’intende tutto l’ambaradà de’ codici e de’ processi che durano ‘na vita, tutto r mondo togato de’ giudici e dell’avvoati tutti pieni di discorsi e di riorsi che ‘un finiscano mai, ir solito mondo de’ vaìni da tirà fissi fori che tu vinca o che tu perda, allora la giustizia è ‘na ‘osa!
Ma se mettiamo te sei me, e me m’hanno licenziato, m’hanno sfrattato, affogo ne’ debiti e sono anche becco (…)
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