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IL GENERALE
DI RISERVA

di Mario Cardinali

E rieccoci ancora una volta – e stavolta per la pubblica rivalutazione del fascismo e del suo duce da parte dell’on. Roberto Vannacci, generale dell’esercito in riserva ed autore di quel “Mondo al contrario” tanto discusso per le affermazioni più fascistoidi su temi quali omosessualità, immigrazione, femminismo e ambientalismo – rieccoci, dicevo, a chiederci quale grado di affidabilità democratica possano ancora offrire le nostre Forze Armate e quelle dell’Ordine, a partire dai tormentosi dubbi e dalle grandi paure sollevate negli anni dell’immediato dopoguerra, quando il vecchio fascismo sconfitto militarmente cercava di rimettere sotto controllo politico, poliziesco, militare, religioso e mafioso i grandi interessi d’un paese in rinascita sociale e civile, un paese nuovo che perciò stesso s’annunciava nemico dei padroni di sempre, in un’Italia repubblicana in cui, nel 1947 – tanto per fare un esempio pratico – su 133 prefetti in carica, 125 erano entrati nella carriera prima del 1945, e tanti poliziotti già del Fascio andavano costituendo l’ossatura della cosiddetta nuova polizia. A manzoniana conferma che i nuovi padroni succedono agli antichi.

  Padroni che dietro le quinte anche partitiche del potere manovravano servizi segreti e polizie pubbliche, negli anni del “miracolo economico” passati alla storia anche delle stragi d’operai e contadini in sommossa contro miserie disperate e sfruttamenti di routine, anni addirittura di tentati colpi di Stato con “misteriosi” tintinnìi di sciabole o col generale De Lorenzo e i suoi carabinieri pronti al golpe istituzionale, con molti esponenti della sinistra e dei sindacati che andavano a dormire fuori casa, temendo l’arresto a vista. Con tutto che cambiava perché nulla cambiasse.

  E nulla essendo a tutt’oggi ancora sostanzialmente cambiato, in quanto a controllo e distribuzione effettiva del potere, eccoci dunque a chiederci ora cosa mai avrà insegnato di democratico un generale Vannacci ai suoi parà della Folgore, se vogliamo pensare a quel corpo di militari d’assalto come un baluardo contro l’estremismo di destra tornato a minacciare proprio la democrazia dai posti di comando.

  Di certo non avranno imparato ad essere antifascisti, quei baldi giovani, o comunque si saranno infine convinti che, tanto per fare dei banali esempi di rituale indottrinamento sociale, gira e rigira gl’immigrati son tutti delinquenti, gli omosessuali son tutti froci contro natura, il femminicidio è un delitto come tutti gli altri e nell’ambiente ci si potrà magari cacare. O no?!

  Altrimenti ditelo, maledette zecche rosse, che ci volete ritornare voi, a imporre il vostro concetto di democrazia! Ma sappiate che un generale di riserva è sempre a disposizione.

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